Il Tempo non esiste

Ci sono cose all’apparenza estremamente semplici, salvo rivelarsi poi essere estremamente complesse: il concetto di Tempo, ad esempio.

Probabilmente, la ragione per cui molti di noi sopravvalutano il tempo consiste nella sua costante presenza nella nostra vita, che viene scandita proprio dal tempo.

Nella quotidianità, facciamo un continuo riferimento al tempo, rendendolo partecipe della maggior parte delle nostre attività: guardiamo l’orario per non perdere il treno, per non fare tardi a lavoro o ad un appuntamento. Tutto ciò per non rischiare di perdere “quel tempo” che, una volta perso (ahimé), non tornerà più indietro.

Oggi, il nostro mondo appare come un’arena di persone che combattono per raggiungere la cosiddetta “produttività”, valore indiscusso e fine ultimo delle nostre esistenze. E chi non produce, viene dominato da un incolmabile senso di colpa, in quanto reo della più grave delle imputazioni: la perdita di tempo! In definitiva, “produrre” sembra divenuto il mantra della nostra epoca.

Siamo così legati al tempo, da esserne del tutto dipendenti. Ogni nostra azione, ogni nostro pensiero viene scandito dalle lancette di un orologio, che ci affanniamo a rincorrere in una sorta di automazione a cui nessuno pare fare caso; forse perché ognuno è impegnato ad inseguire il suo, di tempo. La ragione potrebbe anche risiedere nel fatto che, quando si ha qualcosa davanti gli occhi, si rischia di non vederla, essendo troppo concentrati a guardare oltre.

Il tempo è, dunque, sotto i nostri occhi ogni giorno. E’ lì, che scorre affianco a noi, ma non ci capita mai di osservarlo nella sua reale essenza. Preferiamo piuttosto soffermarci sul suo significato più banale e, nella fretta di rincorrerlo, finiamo per concepirlo nella sua funzione invece che nel suo essere.

E se vi dicessi che il tempo non esiste, ci credereste?

Ci sono stati diversi filosofi, matematici e fisici che hanno dedicato la propria vita a cercare di comprenderne la struttura. Per fortuna, qualcuno meno miope di noi è riuscito ad andare oltre la banalità, cercando il significato profondo di questo concetto all’apparenza tanto semplice.

Per arrivare allo scopo, i filosofi si servirono del  puro ragionamento logico (il pensiero) laddove gli uomini di scienza preferirono osservare il fenomeno da un punto di vista prettamente matematico (i numeri).

É curioso scoprire come alcuni concetti filosofici abbiano poi contribuito ad interessanti scoperte in campo scientifico: è il caso del paradosso di Zenone – in cui Achille rincorre disperatamente la tartaruga – che ha contribuito più tardi allo sviluppo del calcolo infinitesimale.

Per ora, limitiamoci al concetto di tempo e com’è stato affrontato nelle diverse discipline.

Partiamo dalla filosofia.

Voglio illustrarvi il punto di vista di due grandi filosofi: Aristotele e Sant’Agostino.

Aristotele è stato un filosofo, logico e scienziato di un mondo, quello dell’antica Grecia, dove il tempo pareva scorrere più lentamente. Secondo Aristotele, il tempo è qualcosa di strettamente dipendente dallo spazio (Einstein approva!) pertanto, laddove non esiste movimento, non esiste tempo. 

Il tempo è infatti il nostro modo di localizzarci rispetto al cambiamento delle cose. Questo modo di pensare stravolge un po’ la nostra concezione di tempo, che è più simile a quella newtoniana (che vedremo in seguito). 

Ma uno stravolgimento ancora più grande avviene quando si mette in discussione l’esistenza stessa del tempo. Sant’Agostino è stato uno dei più grandi filosofi del 400 d.C., ma fu anche vescovo. Può risultare bizzarro che un filosofo sia così strettamente legato ad una religione, eppure, nonostante il suo stretto legame con la Chiesa cattolica, Sant’Agostino viene considerato uno dei più grandi filosofi di tutti i tempi. Fu proprio lui a mettere in discussione l’esistenza stessa del tempo. Il suo ragionamento era il seguente:

Noi concepiamo il tempo come unione di presente, passato e futuro.

Cos’è il passato?

Il passato è qualcosa che vive nella nostra mente, è ciò che è accaduto prima e che rimane dunque nei nostri ricordi. Sostanzialmente, il passato, essendo un ricordo, non esiste realmente.

Cos’è il futuro?

Semplicemente il futuro è qualcosa che ancora non esiste, che deve ancora accadere e spesso vive solo nella nostra immaginazione. Quindi, il futuro di per sé non esiste.

E il presente?

Il presente è adesso, l’attimo che stiamo vivendo… dunque questo deve esistere per forza… e invece no! Non esiste neppure quello!

Consideriamo “attimo” o “istante” una porzione di tempo che possiamo quantificare: un secondo, un millisecondo etc. Ma questa porzione di tempo, nonostante la sua piccolezza, può essere continuamente suddivisa in parti più piccole fino ad arrivare ad un limite: zero. Dire che un istante tende a 0 è come dire che il tempo, sostanzialmente, non esiste.

Questo modo di ragionare viene messo alle strette da molti matematici nel corso della storia. Ed eccoci alla scienza. Ci limiteremo al punto di vista di due colossi: Newton ed Einstein.

Secondo Newton, il tempo è un concetto astratto, che può essere colto tramite l’attenta osservazione dei fenomeni. Il tempo di Newton (a differenza di quello aristoteliano) è un tempo matematico, cioè un tempo che scorre linearmente, indipendentemente dallo spazio o da qualsiasi altra cosa. In altre parole, è come se avesse una vita a sé e niente potesse fermarlo.

Attenzione, però, il nostro modo di vedere il tempo (come già detto prima) si basa sul pensiero di Newton!

Al di là dei nostri orologi o dei fusi orari, se entrate in un bar e chiedete al primo che passa cosa intenda per tempo, questo vi risponderà più o meno allo stesso modo di Newton: il tempo è un qualcosa che scorre senza fermarsi. Insomma, abbiamo assorbito il concetto di tempo come lo vede Newton sui banchi di scuola e, almeno da un punto di vista matematico/scientifico, è quello che riteniamo tutti vero.

Qualcuno, però, qualche anno più tardi non sarebbe stato d’accordo. Quel qualcuno si chiama Albert Einstein, le cui scoperte sul tempo furono sbalorditive.

Il tempo visto da Newton, cosi come quello visto da Aristotele e tutti gli altri prima di Einstein, è qualcosa di lineare. Einstein invece osservò come il tempo fosse dipendente dallo spazio (lo zampino di Aristotele c’è!) e come fosse tutt’altro che lineare. Con lui nacque il concetto di spazio-tempo come unica entità.

Secondo Einstein, il tempo viene continuamente deformato dalle masse (la stessa forza di gravità è un esempio di deformazione dello spazio-tempo). Più masse ci sono, più il tempo scorre lentamente. Senza entrare troppo nel merito della teoria della relativà, il tempo per Einstein è sostanzialmente “deformabile” e dipendente dalle masse, quindi relativo.

É incredibile, ad esempio, pensare come il tempo per una persona in montagna scorra più velocemente (anche se questo fenomeno è impercettibile) rispetto ad una in pianura.

Quella della relatività è l’ultima grande scoperta sul tempo e ci dimostra, ancora una volta, quanto qualcosa apparentemente così semplice – che abbiamo davanti gli occhi tutti i giorni – sia in realtà un concetto tanto complesso, affascinante… e, forse, inarrivabile.

Articolo scritto in collaborazione con Andrea Carcone

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