“Peppinella”: ultimo episodio

In men che non si dica, siamo giunti alla fine di questo racconto, che ha avuto l’ambizione di condurvi per un attimo indietro nel tempo, in quelle famiglie antiche dove sentimenti come odio e amore erano le facce di una stessa medaglia, sentimenti che si scontravano di continuo, senza che uno prevalesse mai sull’altro, perché i legami di sangue erano fortissimi. La famiglia, oltretutto, era intesa come nucleo sociale di importanza vitale, pertanto non veniva mai messa in discussione.

Un simile apparato che cambia nel tempo è lo specchio di una società che si evolve, di relazioni interpersonali che trovano nuove espressioni rispetto al passato, che mutano costantemente, ma non muoiono mai.

Sono dell’idea che, nonostante il cambio di pelle, la famiglia resti ancora il pilastro su cui si regge l’intera struttura della società; per questa ragione andrebbe sempre salvaguardata.

Vi lascio all’ultimo episodio del racconto, nella speranza che Peppinella rimanga a lungo nelle vostre case, così com’è rimasta nella mia. 

Tratto da “Peppinella” (Racconti in rete del 2017) di Marzia Cortese.

“Non facevo altro che fissare la sua sedia in vimini tutto il giorno. Kelly si accucciava ai suoi piedi come se Peppinella fosse ancora lì, solo che lei non c’era. La notte mi svegliavo in preda agli incubi, immaginandola sola in mezzo ad una strada, senza trucco e con i capelli tutti spettinati. Possibile che la stessero abbandonando un’altra volta? Il comportamento di mio padre mi apparì terribilmente ingiusto. Il destino di orfana di Peppinella sembrava proprio non volerla mollare, come se la vita le avesse fatto fare un lungo giro per poi riportarla al punto di partenza. I miei fratelli più grandi mi dissero che le stavano cercando una sistemazione, ma la cosa non mi tranquillizzo’ affatto perché mi domandavo come potesse in ogni caso una donna così anziana essere lasciata sola. Ero sicuro che se fosse tornata a stare da noi, quel birbante di mio fratello l’avrebbe piantata di farle i suoi stupidi scherzi.

– È colpa tua! – gli dissi – è colpa tua se è andata via!

Mariano mi diede uno spintone: – Ma va! – esclamò – E smettila di frignare!

Quando faceva così, non lo sopportavo. Ricordo che lo spintonai a mia volta. Lui reagì. Cominciammo ad azzuffarci finché non arrivò papà a dividerci. Proprio lui, mio padre, che con quel gesto aveva inconsapevolmente posto fine alla mia infanzia. Del resto, anch’io dovevo crescere. Arrivai perfino a pensare che avrebbe mandato via anche me se mi fossi comportato male. Così scappai via. Mi nascosti in un angolo della casa che soltanto io conoscevo e dove mi andavo spesso a rifugiare quando non volevo essere trovato. Ci rimasi fino a quando non fece buio. Alla fine fui sopraffatto dal sonno e mi addormentai. Ad un certo punto sentii qualcuno scuotermi. Credevo fosse Kelly, lui mi trovava sempre.

Invece no. Era mia madre. La riconobbi dai piedi, anzi dalle ciabatte traforate e scolorite dal sole. Inconfondibili. Me ne stavo accovacciato a terra, ero mezzo tramortito per il sonno e non mi andava di alzare la testa. Poi mi accorsi che vicino ai piedi di mia madre ce n’erano degli altri. Li riconobbi immediatamente, anche quelli. Le scarpe a punta verniciate di nero, che l’alluce valgo faceva deviare verso l’interno, erano senz’altro le sue! Alzai la testa per verificare che fosse proprio lei.

– Peppinella! – esclamai. Lei non rispose. Si limitò a volgere lo sguardo verso mia madre. Schiuse le labbra e sorrise. Era il giorno del mio compleanno e quel sorriso fu il più bel regalo che potessi mai ricevere.

Peppinella era tornata, con la sua grossa valigia mezza vuota e consumata dal tempo, il suo beauty case pieno di trucchi e la sua meticolosa acconciatura indietro di un secolo. Solo più tardi mi accorsi di mio fratello Mariano, nascosto nella penombra dietro di lei.

Mi guardò come per dire: – Hai visto? Tanto fracasso per niente!

Ma io sapevo che anche lui, in fondo, era contento che Peppinella fosse tornata a stare con noi. Altrimenti, a chi avrebbe fatto i suoi stupidissimi scherzi?”

– FINE-

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