“Peppinella”: secondo episodio

Ed eccoci con il secondo episodio del mio racconto.

Ci eravamo lasciati con Peppinella che un bel giorno incontrò un orefice benestante, molto più grande di lei, il quale le permise di studiare per diventare maestra. A volte, certi incontri ci salvano la vita e possono addirittura rovesciare situazioni che fino a quel momento parevano aver segnato il nostro destino per sempre.

Le occasioni, quando si presentano, bisogna saperle cogliere al volo. Diciamo che anche un pizzico di fortuna, per la verità, non guasta.

Tratto da “Peppinella” (Racconti in rete del 2017) di Marzia Cortese.

“La scrittura di Peppinella – all’epoca nelle scuole insegnavano la calligrafia – era tutta un ricamo…

Quando scriveva il mio nome, pareva un dipinto. Mi raccontò che aveva sofferto tanto in gioventù, avendo perso più figli di quanti ne avesse partoriti. Chi con il vaiolo, chi con la scarlattina e altre malattie a quei tempi incurabili. Mi chiedevo per quale sconosciuta volontà, mia madre si fosse salvata da quei parti sventurati. Era sopravvissuta per puro miracolo o era stata più forte degli altri suoi fratelli?

In mezzo a tanta morte, aveva in ogni caso avuto la meglio la vita, per una volta.

Peppinella, in realtà, aveva anche un altro figlio oltre mia madre, un altro – diciamo così – “sopravvissuto”. Da lui, però, non andava quasi mai. Non le piaceva stare lì per via della nuora, con cui non andava granché d’accordo. Con noi invece era un’altra storia. Tutti in famiglia amavamo Peppinella, anche mio fratello che le faceva gli scherzi. Per la verità, neanche con mio padre c’era una gran sintonia poiché quando aveva qualcosa da recriminare a mia madre, Peppinella interveniva per difendere la figlia e allora lui andava su tutte le furie.

Un giorno accadde l’irreparabile. Ci fu una brutta lite tra lei e mio padre: si sentivano urla, pianti e porte che sbattevano, come se un uragano si fosse abbattuto improvvisamente sulla nostra casa. L’atmosfera divenne così pesante che alla fine Peppinella fu costretta ad andarsene.

Ho ancora vivida l’immagine di lei mentre raccoglieva i suoi effetti personali, per lasciarci. Fu una scena tristissima che – per quanto mi sforzi – non riesco a cancellare dalla memoria. Nonostante la mia tenera età, ricordo perfettamente quanto fossi in pena per lei e quanto mi facesse soffrire doverla vedere messa alla porta. Volevo che Peppinella restasse, non soltanto perché faceva parte della nostra famiglia, ma perché ne era il basamento. Era lei il principio di tutto.

All’epoca ero solo un bambino, oltretutto il più piccolo dei miei fratelli, perciò il mio parere contava ben poco. Adesso che ho i capelli bianchi, se ripenso a quel giorno, sento ancora lo stesso dolore che provai allora. Perché certe sensazioni non si possono cancellare, soprattutto quando hanno segnato in qualche modo la nostra infanzia, un’età in cui ogni piccolo dettaglio si carica di un significato profondo.

Ma il peggio doveva ancora arrivare. Peppinella, non sapendo dove andare, si trasferì nell’unico posto dove avrebbe potuto stare, cioè dall’altro suo figlio. Io però già sapevo che la convivenza sarebbe durata poco, poiché neanche la nuora voleva tenerla con sé. E allora che fine avrebbe fatto la povera Peppinella?” (…)

CONTINUA

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