Gli Orchi e l’abuso di potere

In inglese ci sono due termini per indicare l’orco: uno è il più comune “ogre”, l’altro invece è “orc”. E’ curioso notare come questo secondo termine abbia una certa assonanza con il termine “pork” (= porco). Su Wikipedia viene data la seguente definizione di “orco”:

<Nella letteratura fantastica gli orchi sono creature malvagie, simili a uomini, ma con connotazioni bestiali e non raramente demoniache>

L’altro giorno ho trovato su facebook un post di un mio caro amico, il quale s’interrogava sul caso, scoppiato di recente, inerente alcune attrici molto note che in passato si sono viste costrette a subire le molestie di un potente produttore cinematografico, tale Harvey Weinstein, al fine di entrare nel mondo dello spettacolo, o perlomeno evitare di esserne escluse. Il post faceva qualche accenno al cosiddetto “sesso debole”, rappresentato dal genere femminile, che ancora persiste nel 2017 nonostante l’emancipazione che noi donne andiamo sventolando come un traguardo ormai raggiunto.

Alcuni giornali italiani hanno accusato queste attrici di essere consenzienti e dunque complici. Vittorio Feltri c’è andato giù duro – com’è nel suo stile – attaccando in particolare Asia Argento, una delle attrici che hanno denunciato Weinstein, con queste parole: “Asia Argento? A me sembra strano che ci siano degli stupri consensuali. Non mi pare che questa ragazza si sia opposta. Fa ancora più ridere il fatto che prima la danno via, poi piagnucolano un po’, e dopo 20 anni si pentono accusando il presunto stupratore. Mi sembra addirittura paradossale“.

Non c’è dubbio che molte donne adoperino consapevolmente il sesso per raggiungere il proprio fine, che ciò avvenga in ambito lavorativo, sociale o in altri ambiti poco importa. Dove non arriva la persuasione con “mezzi congrui”, si tenta di farla arrivare con mezzi “incongrui”. Dunque non da adesso e non soltanto nel mondo dello spettacolo. E’ così da sempre e ovunque. Anche all’Università, ricordo che molte studentesse allacciavano relazioni con il docente di turno per passare più agevolmente l’esame. Sul lavoro non è così raro che un capo o un dirigente faccia delle avances alle proprie “sottoposte”; credo che capiti al 90% delle donne lavoratrici. E’ vero, si può dire di no, ma non è così facile come sembra. Sono le circostanze a fare la differenza. Se sei in una posizione subalterna, è più difficile reagire o dire di no. E’ la logica del potere, che consente di abusare, con una certa consuetudine, del proprio ruolo di forza.

Nel post il mio amico si racconta. Nel suo racconto c’è amarezza, delusione e consapevolezza di ciò che ha fatto (o che non ha fatto, dipende dai punti di vista). Andando avanti con la lettura, mi accorgo che si tratta di una specie di confessione. Lui la chiama “coming out”. Ci tiene a dimostrare che non sono solo le donne a subire questo tipo di molestie, ma anche determinati uomini. In sintesi, anche lui ha ceduto ad un’offerta sessuale per avere in cambio un lavoro.
Dopo essersi laureato e aver inviato curricula ovunque senza ricevere mai una risposta, l’unica speranza rimasta pareva essere un imprenditore di mezza età, mostratosi finalmente interessato a lui, anche se non propriamente da un punto di vista professionale. Per farla breve, quest’uomo lo invita a cena e, tra un boccone e l’altro, gli offre di lavorare nella sua azienda. Ovviamente, tutto questo ha un prezzo. Alla cena segue infatti il “dopo cena” e, in una camera d’albergo, si consuma un colloquio sui generis. Ma non seguirà nessuna assunzione perché il mio amico, tornando a casa, deve fare i conti con se stesso e non regge a quanto gli è accaduto. 
– “Ho iniziato a farmi schifo da solo” – racconta – “Rientrato, mi sono fatto una doccia infinita!“. E’ il momento in cui realizza che qualcuno ha abusato del suo stato di bisogno; prende coscienza del fatto che in un’altra circostanza non avrebbe mai permesso a nessuno di fare di lui ciò che ha fatto quell’uomo. Ha la sensazione di aver subito una violenza.

Cosa avrebbe dovuto fare il mio amico, o una qualsiasi altra persona nella sua situazione? Avrebbe dovuto fin dall’inizio rifiutare l’invito? Sarebbe dovuto scappare a gambe levate dopo essersi reso conto di qual era lo scotto da pagare per quell’unico posto di lavoro che gli era stato proposto dopo centinaia di curricula inviati a vuoto? Quanto gli è costato in termini di autostima cedere a quel ricatto?

Certo non si può parlare di violenza in senso stretto, perché il mio amico era consenziente – come afferma Feltri nel suo articolo a proposito di Asia Argento – dal momento che nessuno lo ha “costretto”. Detto ciò, dovremmo quindi liquidare la questione, dicendo che i due protagonisti di questa vicenda sono egualmente colpevoli, dunque vanno messi sullo stesso piano. E invece no. Perché i ruoli di forza in questo caso sono sbilanciati. Chi soccombe alla molestia adopera violenza su se stesso. Ciò avviene nella speranza che quello sforzo valga la candela. Ma è davvero così? Ne vale la pena?

Ci sono tante forme di violenza, quella consumata con brutalità e quella consumata con gentilezza. In entrambi i casi, chi la pratica è perfettamente consapevole di stare esercitando un abuso. La volontà della vittima è ignorata, la sua posizione non le consente di dire di no. Potrebbe trattarsi di un giovane, una donna, un bambino. Il sesso debole non c’entra. Si tratta di persone in stato evidente di fragilità, che si affidano a chi all’apparenza può appagare un loro stato di bisogno. E’ l’Orco delle fiabe, che ci conduce a sé con modi gentili, promettendoci di tutto. Solo che poi ci mangia.

In Italia (non si capisce perché) si tende a criminalizzare le vittime di violenza. Lo abbiamo visto fare con le donne, ma anche con alcune bambine vittime di stupro. Dopo la pubblicazione dell’inchiesta del New Yorker, in cui ha denunciato di essere stata violentata da Harvey Weinstein, Asia Argento è stata subissata di insulti. Alla fine, era lei a doversi vergognare. Può darsi che l’attrice si sia prestata a quel ricatto meschino per non chiudersi le porte del successo, così come altre attrici prima di lei, ma subire un atto sessuale non è parimenti una violenza?

Anche il mio amico sapeva a cosa sarebbe andato incontro, eppure a quell’appuntamento ci è andato. Probabilmente deve essersi sentito lusingato da quelle avances, non percepite inizialmente come molestie, ma come reale interesse alla sua persona. La verità è che, non avendo compreso fino in fondo cosa stesse facendo, ha lasciato che accadesse per poi pentirsene amaramente. Suo malgrado, con quell’atto si è reso complice di un sistema malato, che si rafforza proprio perché non viene denunciato. Lui ha capito quasi subito che non ne valeva la pena. Quanti invece vanno avanti con il benestare di tutti coloro che gli stanno intorno e non dicono una parola?

Soccombere a ricatti sessuali è come ammettere di non valere abbastanza; perciò si cercano scorciatoie laddove è consentito, con buona pace di tutti. Nessuno lo verrà a sapere e ci saremo dati una chance, è questa la logica. Del resto, non è così che funziona? Così avevano detto ad Asia Argento, che avrebbe presto dimenticato, ma non è andata così. Non va mai così. Perché una violenza, seppure assecondata per bisogno, non potrà mai essere rimossa. Prima o poi una parte di noi inizierà a torturarci, a farci sentire sporchi per quello che abbiamo fatto. Gli altri ci perdoneranno, noi no perché non c’è giudice peggiore di noi stessi.
Il punto è che la società in cui viviamo è fatta di meccanismi per cui non il più meritevole, ma chi è disposto a perdere di più raggiunge lo scopo; chi si rende disponibile a calpestare una parte di sé, pur di mostrare al mondo di valere qualcosa. Prendiamo schiaffi affinché il mondo ci applauda. Ci viene fatto credere che se non ci adattiamo al sistema, non arriveremo mai da nessuna parte. Il più delle volte si cede proprio perché convinti che non ci siano altre vie, che quella sia la nostra unica occasione e siamo pronti a tutto per non perdere il treno, ma a che prezzo? Purtroppo le regole le detta chi ha il potere, e il potere quasi sempre è maschio. Per questo le vittime sono per la maggior parte donne. Io penso che, anche se a distanza di anni, queste attrici abbiano fatto benissimo a denunciare quegli abusi, perché non è mai troppo tardi per ribellarsi a questi Orchi, anche se da vittime si rischia di essere trasformate in carnefici, così l’Orco è presto scusato.
In ogni caso, non importa se hai ceduto per debolezza, se lo hai accettato come compromesso necessario o lo hai soltanto subito, resta il fatto grave che qualcuno abbia approfittato del tuo stato di bisogno per fare di te ciò che voleva. Perciò non si tratta di sesso debole, ma di sistema marcio, che quasi mai viene denunciato per paura delle conseguenze. Finché si continuerà a colpevolizzare le vittime di abusi, invece di sostenerle, aldilà di tutto, ci sarà sempre qualcuno che si sentirà in diritto di allungare le mani, e allora ci lasceremo inghiottire fino a quando l’Orco non sarà sazio e di noi non sarà rimasto più niente.
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